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Lotta al tabacco, la prevenzione deve basarsi sui dati scientifici PDF Stampa E-mail
mercoledì 24 settembre 2008

La lotta al tabagismo deve fondarsi sui dati generati dalla metodologia scientifica e la prevenzione deve essere sempre generata da ricerche sul campo. Lo sosterrà la Società per la ricerca sulla Nicotina e sul tabacco (Srnt) nel corso del decimo congresso internazionale, in programma fino al 26 settembre all’Atahotel di Villa Pamphili, a Roma. “La tematica che è stata scelta deriva dal riconoscimento che, a dispetto di un’ampia letteratura scientifica disponibile, le pratiche di intervento per la cessazione dell’abitudine al fumo, la prevenzione e la lotta contro il tabagismo si basano ancora sul comune buon senso, sull’intuizione, sul conforto emotivo e non su approcci basati su prove scientifiche – sottolinea a Panorama.it Cristiano Chiamulera, responsabile del programma scientifico del congresso e docente di farmacologia all’Università di Verona – Può sembrare banale, ma non lo è e negli altri paesi questo avviene già con frequenza regolare”.

La Srnt vuole, quindi, riunire gli esperti provenienti da diversi settori e punta a comunicare l’importanza dell’evidenza scientifica anche a quelle persone che quotidianamente sono coinvolte nella ricerca, nella pratica medica e nell’educazione alla terapia e alla prevenzione. Il congresso focalizzerà la sua attenzione su tutte le fasi del tabagismo, dalla prevenzione alla biologia di base, dalle tematiche relative alla didattica universitaria fino alla possibilità di mettere in atto efficaci strategie di marketing e comunicazione per invogliare un numero sempre maggiore di persone a smettere di fumare. E si parlerà di nuovi farmaci, “utili nella terapia di abbandono al fumo, ma che da soli possono anche non bastare. Andrebbero inseriti all’interno di un percorso che io definisco di armamentarium terapeutico, cioè in un intervento integrato dalla psicologia, a seconda della tipologia del fumatore, diverso da persona a persona”, dice Chiamulera.

Si conferma il trend positivo dei dati resi noti a fine maggio in occasione della giornata mondiale senza tabacco: gli italiani fumano di meno, ma aumentano i forti fumatori. Per evitare di arrivare ad avere otto milioni di vittime all’anno nel 2030, come dicono le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), confermate a Panorama.it da Francesco Schittulli, presidente della Lega italiana per la lotta ai tumori (Lilt), occorre dunque lavorare sulla prevenzione. “La Società italiana di tabaccologia chiede l’applicazione di alcune linee guida – aggiunge Chiamulera – Innanzitutto, considerare il tabagismo al pari di tutte le malattie di dipendenza, poi occorre rafforzare la formazione post universitaria di tutti gli addetti ai lavori, medici soprattutto, sul tabagismo e sugli effetti collaterali. Infine, sviluppare una forte attività di lobby per far sì che si crei un fondo nazionale per la ricerca e un inasprimento del costo delle sigarette, fino a 6-7 euro a pacchetto, come avviene negli altri paesi europei”. Una misura, quest’ultima raccomandata anche dall’Oms e che”può servire a scoraggiare i giovani dal cominciare a fumare a patto che non si cerchino le sigarette in mercati paralleli o di contrabbando”, aggiunge il presidente della Lilt.

Su un punto Chiamulera è fermamente deciso: definire i parametri che compongono le sigarette. “Nelle sigarette c’è di tutto, ma in realtà cosa si fuma? – si chiede l’esperto di farmacologia – Qualche settimana fa, il velo sul Polonio 210, una delle sostanze più tossiche contenute nelle sigarette, è caduto grazie alla scoperta di uno dei documenti secretati dalle major e reso noto da un’azione legale pubblica. Anche in questo l’esperienza scientifica ci viene in aiuto: le analisi e i dati ci sono, dobbiamo capire con certezza come sono composte le sigarette che si fumano”.

 
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